Coltivatori di sole /15
Luci accese e carte da regalo,
passa il natale e passa l'anno con un altro anno da passare.
Piccoli raggi sbucano dal terreno come germogli di luce e di calore, foglie di vento e gambi di cielo.
I coltivatori di sole si fermano a cucinare il tempo con cioccolata e marmellata.
Il cielo brilla di fuoco e d'inverno...e dicono: "Non c'è dubbi...3 - 2 - 1 e impareremo le nostre torte di mele e di pompelmo".
zambini
Breve autobiografia di un qualcuno /5 (end)
Sbadiglio spesso, anche se le ferite da decubito si inzuppano di polvere e di limone ad ogni mio casuale movimento, d'altronde altra sorte non mi poteva toccare se non quella del dolore da troppi cuscini. Guardo Isabel che con la sua grazia disperata, mi cambia il pannolone ogni tre ore e l'unico odore che emano è quello strano miscuglio di merda e borotalco. Povera figlia.
Il gatto è morto da anni e un cane non l'ho mai preso. Maledetta memoria. La televisione ronza e la mia bocca sa di brodo e carne lessa. "Il meglio vien dal peggio" e dal meglio cosa viene? C'è polvere sui quadri, "domani li pulisco". Il meglio porta alla sonnolenza insana dei masturbatori, alle margherite apatiche e alle api produttrici di tedio. Noi, figli addomesticati e obesi, consolati dalle abitudini costruite su vicoli ciechi in città con strade senza sfondo, abbiamo visto campi di grano e di papaveri. Il campo di sterminio poteva essere al massimo una coltivazione di chissà quale tipo di legume.
Dopo tutto questo brodo il sonno mi ha preso. Isabel legge il solito romanzo giallo intriso di rosa. Un respiro dopo l'altro mi dondola l'occhio, fosse l'ultimo respiro non farebbe importanza, anche a morire mi sono abituato.
Breve autobiografia di un qualcuno /4
La mattina che andai in pensione mi fermai a guardare i treni dal cavalcavia sopra la stazione, soffermandomi sulla frenesia dei passi, delle ansie e delle sigarette spente. Mi consolai nella stanchezza che neppure il caffé poteva risolvere, affondai gli occhi sull'asfalto e mi piegò il sonno. Caro benedetto lenzuolo.
Mentre tornavo a casa, trascinando i piedi e lacerando con i denti il pollo, quel giorno poco cotto, pensai a quello che avrei fatto nelle giornate della mia pensione. Tra l'affanno e il sospiro l'unica cosa che mi venne in mente fu quella di comprare un cane se mi fosse morto il gatto, ma la stanchezza non mi permise di pensare ad altro.
Oggi, nel mio letto con accanto la finestra dalle tendine bianche, sono l'uomo del decubito. Isabel, peruviana di trent'anni che per campare i figli pulisce il mio piscio, ogni giorno mi porta il pollo, mi veste con la giacca beige e mi legge il giornale:"Sa che hanno impiccato l'iracheno con un corda?"
Fuori il vento che si insinua nelle grondaie fradice e la caldaia che rumoreggia in modo strano mi intrattengono. Neppure il calore delle mie abitudini mi scalda più, adesso mi servono solo più coperte, ma non sarò certo io a dirlo ad Isabel, persistere nelle mie abitudini in fondo la rassicura.
Me lo raccontava mia zia, mentre masticavo una mela cotta, svariati decenni fa. "Il tempo di un calar del sole quando la pianura si divide nel fiume e iniziano le montagne all'orizzonte e ti chiedevi perché così tanta terra accumulata in verticale." Me li vedo lì con la loro valigia di cuoio e di spago, al porto di Genova intorno al novecentoventi, quando l'arrivo di una nave era il carnevale. Fazzoletti al profumo di rosa e cappelli, ma per loro gli Stati Uniti erano un andata ed un ritorno con la nostalgia che mortifica la speranza.
Mentre ricordo questo e altro, attacco le figurine sopra l'album, le mie mani tremano e l'impresa non è completare l'album ma togliere la carta dalla figurina.
Breve autobiografia di un qualcuno /3
Quotidianamente, nella pausa pranzo del mio lavoro postale, mi dirigevo con passo distratto e deciso verso la rosticceria Il galletto, ordinavo patate arrosto croccanti, un petto di pollo allo spiedo e una bottiglia di acqua naturale, preferibilmente temperatura ambiente. "Un caffé, grazie. Quant'è?". Un ritmo quotidiano percorso in tutte le sue fasce orarie possibili, il tempo sempre simile a se stesso, il giorno l'unità di misura dell'essere.
La morte mi infastidiva perché portava lutti e come ben sappiamo i lutti - questi giorni pieni di corvi, di ombrelli e di occhiali da sole - provocano mutamenti nel quotidiano. E Dio non volesse che il lutto mutasse l'apertura della sempre eterna rosticceria Il galletto. Il cartello "chiuso per lutto" il mio incubo, il pollo allo spiedo la mia noia.
Il curioso dubbio che ha dondolato dentro di me per molti anni era connesso a degli amari discorsi di colleghi pieni di entusiamo lavorativo e di mutuo costante, che vedevano nel pensionamento la condanna infarcita di depressione e di ore passate a sbucciare il tempo. Dentro la mia giacca beige non capivo la differenza tra l'adesso e il domani, non l'ho mai capita e stento a capirla. Del resto la rosticceria sarebbe rimasta aperta anche dopo il mio pensionamento, semmai il problema reale era la pensione del rosticciere con conseguente chiusura de Il galletto e immediata apertura di una cartoleria, con luci al neon, piena di diari scolastici. In questa futuribile tragedia però si inseriva il figlio Luca, primo e unico erede del rosticciere, il quale, dotato di grandissime abilità culinarie, poneva tutta la sua prospettiva futura in quei polli caldi, ed io, come olio sull'acqua, affidavo la mia stabilità alla sua prospettiva.
Sbucciando l'arancia tutto trascorreva similmente a se stesso.
Breve autobiografia di un qualcuno /2
Avevo vent'anni quanto vedevo le colline di cipressi inchiodate alle domeniche pomeriggio, respiravo l'odore della polvere mescolarsi a certe lacrime di sale. Non sembrava vero niente e il nulla mi riempiva più di ogni altra cosa.
Mio nonno dall'alto dei suoi due metri era solito dirmi che tutto quel poco di buono che aveva fatto nella vita l'aveva fatto per rispondere a certi dolori. "Il meglio vien dal peggio" sorrideva spalmandomi del burro sopra ad una fetta di pane. Non ho mai capito quello che voleva dirmi, forse l'ho intuito col tempo, ma tra uno shampoo e una colazione la vita è passata sopra la mia testa come un treno deragliante mentre contavo le foglie d'albicocco. Aspettando il giusto minuto di sole ho affogato tutte quante le mie fantasticherie nelle pozze del giardino, dimenticando l'ombrello sotto l'albero. Mai un dolore, mai una febbre, mai una frattura, solo cuscini e marmellata.
Il cancello del giardino, se socchiudo gli occhi, mi sembra di vederlo come in una foto. Ogni anno incrementava la ruggine e diminuiva il ferro, ed ogni anno rimandavamo le manutenzioni all'anno futuro. Lo vedevamo arrugginire dalla finestra di camera, poi ci guardavamo tra di noi ed era facile che a mia nonna uscisse la frase: "E' già passato un anno", le nostre teste annuivano, un minuto di malinconia e poi di corsa a tavola con la minestra pronta e la televisione perennemente accesa.
Breve autobiografia di un qualcuno /1
Cercare l'acqua nell'inferno è stata la spinta necessaria che ogni mattina mi ha fatto alzare dal letto per andare ad aprire la finestra. E adesso con queste cispe agli occhi, non sarei qui, a bere questo bicchiere di latte e miele, se non avessi questo patetico mal di gola, del resto trovo un necessario piacimento nel provocarmi un pizzico di dolore sulla lingua dallo scorrere del latte bollente. Accidenti alle mosche.
Amici cari e conoscenti mi parlano spesso della obbligata necessità di possedere una grande dose di vitalità per affrontare il mondo con i suoi nessi e connessi. La cosa non mi rallegra, visto che tutta la mia volontà al massimo può comprare un mazzo di carciofi al supermercato. Non possiedo neppure la volontà del gusto, neppure l'abito per fare il monaco ho mai scelto, oppure si l'ho scelto una volta. Credo. Non ricordo con precisione la prima volta che indossai la giacca di velluto beige con toppe porpora sopra ai gomiti, sorridendo al ritmo dei miei passi sono passato dalla rivoluzione alla conservazione con una velocità tale da vedermi in faccia tutta la mia banalità riflessa, ma la giacca di velluto è rimasta la stessa, il gatto non ha mai miagolato e lo zerbino è sempre bagnato di pioggia.
La chiesa vuota
(ormai è archeologia)
Per Piergiorgio Welby nessuna cerimonia religiosa. Dal vicariato gli è stato negato un suo volere...ma qual è l'accusa? Qual è la questione che la Chiesa non può accettare?
Welby ha amato la vita (nonostante tutto)...è un simbolo di energia vitale e di dignità. Icona della vita e del sopravivvere.
Mentre le piazze piene si uniscono in un applauso condiviso e sentito, la Chiesa chiude le porte, vuota con i suoi affreschi e i suoi incensi, vuota e sola alla ricerca di se stessa, ma senza cercare niente.
La Chiesa è ormai un vuoto edificio che non sa più parlare alle persone, è ingabbiata nelle sue mura secolari...parla parole incomprensibili...prospetta pace e semina ingiustizia. Ma la questione nuova (o forse non è neppure nuova) è che non riesce neppure più a seminare. Negare il funerale a Welby è solo l'apice di una non-comunicabilità con il quotidiano, con la realtà della sopravvivenza..."la gente nelle piazze gli grida vergogna".
Io non sono ostile alla Chiesa perché non sono ostile ai muti e ai sordi, mi fa tristezza e miseria. Il dramma vero è quando il loro Verbo sconfina nei paesi del terzo mondo...dove la gente indifesa e con pochi strumenti di comprensione (visto che gli manca il pane e l'acqua) passa dallo stregone al prete...o viceversa.
La loro campagna contro i preservativi in africa è un operazione da serial killer, uno stermino da maniaci seriali. Molti serial killer uccidono in nome di Dio o per purificare chissà cosa, con la differenza che commettendo il reato direttamente se ne assumono anche tutte le "benedette" conseguenze.
Le loro dichiarazioni non vengono più comprese dalle persone, solo alcuni politici (timorosi e incapaci) ascoltano e portano avanti la rappresentanza religiosa.
Vedere i funerali religiosi concessi a Pinochet e negati a Welby sono il frutto di una schizofrenia maniacale da "vecchi vergini con la passione per la masturbazione".
Proporrei che fosse il Parlamento e non il Governo ad esprimersi sulle questioni riguardanti i diritti civili...Inoltre su argomenti di tale sensibilità proporrei il voto a scrutinio segreto. Sarebbe un gesto onesto e sincero.
zambini
E' morto Piergiorgio Welby
(Zamondoini con i Radicali e la loro disobbedienza civile)
Prima ti tutto un ringraziamento a Welby per la sua vitalità e per la sua dignità (perla rara del nostro Paese). Un rigranziamento ai Radicali che si sono presi una grande responsabilità, un segno energico per una Italia avvolta da un torpore incivile.
A Welby è stata così staccata la spina "ha accettato la sedazione per via venosa - rivela Mario Riccio - medico anestesista - così gli abbiamo somministrato un cocktail di medicinali. L'operazione è durata quaranta minuti. Contemporaneamente abbiamo staccato il respiratore. Tengo a precisare che le due operazioni sono avvenute simultaneamente".
Negli ultimi istanti della sua vita nella stanza di Welby erano presenti familiari e amici: la moglie Mina, la sorella Carla, il segretario dei Radicali italiani Rita Bernardini, Marco Pannella e Marco Cappato. A tutti voi rinnovo il mio ringraziamento.
Tra l'altro è notizia di questi minuti quella che informa che Mario Riccio e Marco Cappato sono stati convocati in questura come persone informati sui fatti. Ora ci manca pure che chi ha condotto una battaglia giusta, dignitosa e coraggiosa venga arrestato.
A l'omino gli vola il tempo
zambini
- Il corso di nuoto continua
e la rana gracchia -
Risale all'estate...l'ultima volta che ho scritto sul corso di nuoto.
Vi devo annunciare che in questi mesi sono passato di livello, non sono più tra i principianti, ma tra gli intermedi...la soddisfazione è altissima. Anche se essere definito "intermedio" mi abbatte.
Il primo problema, nato nel mio passaggio di livello, è che nelle corsie degli intermedi c'è molta più gente...e visto che il mio nuotare a dorso è molto storto (non vado mai diritto), molte volte sbatto "delle testate" con vecchie pensionate, 40enni in cerca di gloria e nani da circo. Invado con non curanza la loro corsia e mi sfracello...un kamikaze acquatico inconsapevole.
Un secondo problema "emerso" (in piscina non poteva che emergere o affogare) è lo stile "rana"...movimenti incomprensibili per muoversi in acqua. Riesco a fare...o solo il movimento delle gambe o solo quello delle braccia...se devo farli entrambi, più che una rana, sembro un rospo ferito alla nuca...un diospero caduto dal ramo.
Ho riflettuto molto sul fatto che non riesco a fare la rana (la cosa mi fa soffrire perchè rispetto le rane) e sono arrivato al risultato che amo le diversità e cercherò di capire, con i miei due metri di altezza, il movimento del ranocchio...continuerò imperterrito a fare la rana, anche se le rane non c'hanno mai provato a fare me.
zambini
Il bisonte gay e
il tricheco bisex
Noi che ci riempiamo la bocca "di famiglia come nucleo eterosessuale"...siamo più antichi e primitivi dei bisonti.
Lunghi studi hanno dimostrato che tra i maschi di bisonte, i rapporti omosessuali sono più comuni di quelli eterosessuali. Sembra che il Papa dei bisonti non si sia scandalizzato.
I simpatici trichechi invece sono tendenzialmente bisex: durante la stagione degli amori si accoppiano come da copione con l'altro sesso, ma nel resto dell'anno si trastullano con gli esemplari più giovani.
L'omosessualità è stata osservata in più di 1500 specie animali e il fenomeno è stato descritto per 500 di esse. Secondo Peter Bockman (coordinatore della mostra Contro Natura? ad Oslo, presso il Museo di Storia Naturale dell'Università) - qui viene la cosa interessante - "L'argomentazione che l'omosessualità non può essere accettata perchè contro le leggi della natura può essere ora rifiutata dal punto di vista scientifico. La continuazione della specie attraverso la riproduzione non è l'unico scopo delle attività sessuali degli animali, uomo compreso. Il rapporto tra animali dello stesso sesso può essere utilizzato per creare alleanze e protezione tra i partner. In situazioni in cui la specie è bisessuale, come nel caso degli scimpanzé nani, le relazioni omosessuali possono consentire il consolidamento di legami sociali."
Quello che posso dire è che le unioni di fatto rientrano scientificamente e naturalmente nel consolidamento dei legami sociali.
Accanto a Welby
(la ver-gogna di Fini)
Il sopravvalutato Gianfranco "macchietta" Fini ha dichiarato sul caso Welby: "Welby è cosciente, non può chiedere di morire, Chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida", sempre secondo Fini "la vita non è nella disponibilità dell'uomo."
La vergogna di queste parole si ripercuote nella mia testa, il cinismo di quelle frasi che mescolano il (falso demagogico) rispetto alla vita ad un buona dose di legalità e burocrazia. La sua faccia da eterno trasformista, capo di un sentimento clerico-fascista-populista, ansimante candidato alla successione di Berlusconi.
Per quello che so la Costituzione italiana vieta l'imposizione di un trattamento sanitario e allora stacchiamo quella spina (ora, subito), non perdiamoci nelle nebbie ideologiche di quello o di quell'altro. L'Italia (popolo) su questo è più avanti rispetto ad un ampia parte della classe dirigente, pensiamo che il 50% dei cattolici praticanti è per l'eutanasia.
Dalla lettera di Welby: "Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori. Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi".
- Incubi e sogni -
Sabbia dentro ad un bottiglia di vetro. Vetri rotti e fuoco spento. Insetti sconosciuti nel cassetto. Incubi e sogni nel letto. Dormi tra lenzuola fradice di lacrime di cane.
Un aereo che precipita nel mezzo del mare. Lo sguardo da finestrino mentre ti senti precipitare...conti i secondi, gli istanti, gli attimi fino al deflagare...
Ci sono immagini che ti restano dentro la testa come il Polonio nell'intestino. Ci sono sogni, incubi e scacciazanzare. Il bosco di notte è una casa colonica da ristrutturare.
Siamo soli e persi nell'Universo o siamo vittime da sacrificare. Ufo, ufo e la gatta da pelare.
Ci sono stanze rosse dentro le nostre case e bombe micidiali da attraversare, c'è un tubo di plastica che ti fa respirare e che non ti vogliono staccare. Come carne morta da salvare. Mi cade la croce per terra e mi serve come zeppa, il tavolo così non traballa e non può dondolare.
Non voglio fare banalità, non voglio costruire parole con poco senso. Ho solo scritto quello che sento e se sento ...allora ballo. Ballo al ritmo del sogno e dell'incubo.
Coltivatori di sole /14
Gira gira la camomilla nell'acqua calda,
mentre il verde dell'erba s'inzuppa di miele.
C'è una lacrima sull'intonaco, c'è una parola sulla cera di una candela, c'è un ritardo del sole che albeggia...un'arancia sul frigo e un sorriso.
I coltivatori di sole si fermano a guardare i koalini sugli alberi di menta.
Il cielo sa di corallo arancio...e dicono: "Non c'è dubbi...raccoglieremo le foglie dell'autunno e le porteremo nel mare dell'inverno".
zambini