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agosto 30 2007

Se sta per finire agosto...

Agosto sta per finire...nel bene e nel male si presenta sempre come una parentesi su quello che c'era prima e quello che ci sarà dopo. Il più delle volte quello che c'era prima è identico a quello che ci sarà dopo...ma non è detto, ed è proprio questa improbabile incertezza che rende agosto (oltre che caldo) mese di lievi sogni, lievi ansie e traumatiche ripartenze.
Per me lo scenario è immutato (perora) ...quindi carì belli...facciamo il pieno di energie e ripartiamo che "dopo un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare"...qualunque sia.

Postato da: Zambini a 13:51 | link | commenti (3)
personalmente

agosto 15 2007

Sicilia andata - Sicilia ritorno

Se sono qui a scrivere significa che non sono più in Sicilia a sognare.

Sono rientrato da qualche giorno... e giorno dopo giorno rimandavo il momento di scrivere un post sul viaggio siciliano. Il perché di tale attesa è semplice: non sapere da dove cominciare, cosa raccontare e come finire. Troppe sono state le cose viste, i sapori assaggiati, gli scenari aperti e richiusi...i contrasti evidenti e le stelle cadenti. Quando la tavola è troppo imbandita è difficile scegliere l'assaggio, ma ci provo.

Il viaggio è durato dodici giorni (tondi tondi) ed è cominciato alle 3.30 di notte da Firenze, andando incontro all'alba pisana. Volo Ryanair per Trapani (sorvolo sulla mia tensione nello stare su un aereo tra la terra e l'infinito).
Arrivati a Trapani e noleggiata una bellissima "Yupsilon" Lancia color avorio ci siamo dirottati verso Erice, un borgo in pietra che guarda il mondo come se fosse una foto dal satellite. In due giorni abbiamo assaporato dolcetti e pesci e siamo passati da templi greci che ardevano al sole a cretti di burriana origine in quel di Ghibellina. Gli incendi facevano da cornice le nuvole da foto.

Il viaggio si è poi spostato con il sapore delle mandorle verso l'immortale Valle dei Templi di Agrigento, da notare sullo sfondo la orrida sagoma di Agrigento color degrado pastello. La rotta è poi virata verso l'entroterra visitando Piazza Armerina e i suoi mosaici romani, le marmellate e la crema di arancio venivano consumate con gusto in una camera che era una stalla da Re con tendine rosse.
Uno sguardo in avanti e la strada del Barocco era davanti ad i nostri occhi: Ibla, Modica, Noto per arrivare come civette alla sera in Siracusa. La permanenza a Siracusa è stata di due notti, Orgigia, Ogia...Ortigia (la parte vecchia della città) una fitta rete di vicoli immaginari con i Pupi che danzavano con vesti cavalleresche. Potrei scrivere per ore sul pesce mangiato a Ortigia, ma vi risparmio la bava alla bocca.

I tre giorni successivi abbiamo deciso di accamparci a Linguaglossa sotto le pendici dell'Etna. La forza emotiva del vulcano è impensabile. Il suo abito nero polvere accerchiato da alberi bianchi, impalliditi dal calore, ha una potenza leggera. La camminata a 3200 metri fino alla bocca dell'inferno ci ha riempito di sabbia nera e di zolfo nel cervello, ma da lassù il surreale è terribilmente reale, che quasi commuove. (Un consiglio da tre stelle? Camminare controcorrente nell'acqua gelida delle gole dell'Alcantara.)
Bellissima Catania con il suo elefantino e la pescheria urlante della mattina, anche qui il degrado periferico cozza come un miracolo con le bellezze del centro.

Siamo agli sgoccioli quello che ci rimane davanti è la pregevole Cefalù e la straordinaria Palermo.
Palermo è qualcosa di incredibile una città creata da un multiculturalismo storico che è il miglior manifesto della creatività costruttiva del mescolamento.
Capitelli classici si sposano con mosaici bizantini, con decorazioni arabe con edifici normanni...le strade sono cene sulla strada con televisore accanto al figlio. L'odore della città è forte come i cannolli e le spezie dei mercati...duomi, chiese, fontane, alberi millenari e bellezze coperte da restauri ti danno tutto quello che non avresti chiesto di avere. Le culture in questa isola hanno ballato, hanno amoreggiato e hanno procreato.

Il volo di ritorno un fulmine. La macchina parcheggiata nel posteggio dell'aereoporto, le chiavi dentro una buca da lettere e dentro alla valigia un gufo di ceramica che mi ricorderà per sempre i tuoi occhi.


Postato da: Zambini a 20:08 | link | commenti (4)
personalmente, aria fresca e allegria